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P.MONTI CI SCRIVE
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Roma 4 novembre 1878

“Carissimo Fr. Giacomo,vi scrivo queste due righe a vostro favore. Ho goduto sommamente del perdono che mi avete chiesto: in quanto alle cose passate, con tutta l’anima mia vi ho perdonato, e guai a me se non l’avessi fatto; (come l’ho fatto con altri che mi hanno offeso) anzi, vi auguro ogni bene da Dio come mille benedizioni, con tutto quel bene che voi desiderate. Credetemi pure, non vi è stato tempo maggiore per raccomandarvi a Dio, come quel tempo che tramavate di farmi cadere in obbrobrio presso gli uomini, e per grazia di Dio, ossia per la protezione di Maria Santissima non mi avessero fatto trovare documenti valevoli ad autenticare il contrario; per me la galera era troppo poco, mi direte che non eravate solo voi,ma bensì altri fratelli!!! Il Cardinale Prefetto della Sacra Congregazione, egli stesso, disse che se queste accuse fatteci fossero vere, la galera sarebbe poco.

Sorte fu che non mi mancarono carte autenticate e testimoni, altrimenti mi avreste (tutti insieme) cucinato per bene; Dio solo sa quante notti passai senza poter chiudere occhio e costretto a passarle girando per le Corsie dell’ospedale.

Le lacrime sparse in vedere l’imminente pericolo di un gran male che ne sarebbe venuto al medesimo Istituto. Ora però possiamo ringraziare Iddio, del miracolo ottenuto dalla nostra madre Maria SS. Immacolata, per aver liberato l’Istituto dal pericolo che correva di essere distrutto.
Intanto però, e benchè vi abbia perdonato le mille volte col cuore, non vi scusa che abbiate a risarcire l’onore e la trista fama imputata al vostro superiore, presso persone autorevoli. Così facendo, non solo avreste da me il perdono,ma bensì vi sgravate ancora la coscienza, e avrete interamente da Dio il perdono. Per altro vi assicuro di amarvi come vostro fratello, e indegnamente, Superiore. La nostra cara Madre ci stringa al di Lei seno: e noi promettiamole di essere veri suoi  Figli, e di farci Santi.”

                                                                           Vostro U.mo Fratello

                                                                           Fr.Luigi M.Monti


 

La lettera del nostro Beato Fondatore, ci invita ad iniziare con nuovo slancio ed un cambio di mentalità il nuovo anno appena cominciato, attraverso l’apertura ai fratelli con il perdono.
Perdonare sembra una virtù dimenticata, eppure è una virtù, come dire che è una vittoria e non una sconfitta… a casa, sul lavoro, sempre!

Il perdono non è un concetto, ma una esperienza della persona, che sceglie di vivere un rapporto positivo nei confronti di un’altra che l’ha offesa. Prima che un gesto umanitario di colui che cerca di vincere rancori e risentimenti dentro di sé, il perdono nasce da un cuore magnanimo, grande, capace di contenere il limite che c’è nell’altro, ma anche il limite del proprio sentimento di rivalsa. Il perdono è capace di contenere il limite che c’è nell’altro che ci ha offesi e il limite nostro nel fargli spazio.

Luigi Monti ha proprio un cuore come questo, che vede in colui che si è comportato male non un avversario ma un fratello da salvare: pur facendolo riflettere sul male fatto e chiedendogli di riparare alle calunnie dette contro di lui, non si stanca di allargare le braccia e riaccoglierlo come figlio.

Perché quindi dobbiamo imparare a perdonare?

Anzitutto per migliorare se stessi e gli altri. L’esperienza dell’offesa può essere motivo di forte delusione, ma anche una grande risorsa. Perdonare fa bene alla nostra vita psicologica e a quella degli altri, se è un’esperienza vissuta in modo maturo. La risposta al perché perdonare e quante volte perdonare, per il cristiano è nel Padre nostro. Il credente perdona nella logica del suo Maestro e Signore: Cristo. Il Padre perdona donando suo Figlio, mostrandosi misericordioso, nonostante la nostra ingratitudine. “Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro; … perdonate e vi sarà perdonato” (Lc 6,36-37). Se oggi facciamo fatica a perdonare, è perché non brilla in noi la consapevolezza del nostro peccato e, di conseguenza, la misericordia di Dio. Se noi non siamo peccatori, non abbiamo bisogno della misericordia di Dio, quindi nemmeno della salvezza. Se noi non ci sentiamo peccatori, Cristo non è morto “per noi”. Ma Dio ci mostra il suo grande amore perché mentre eravamo peccatori, Cristo è morto per noi (cfr. Rm 5,8).

E’ necessario l’allenamento. La forza di perdonare sonnecchia in tutti noi, ma come con tutte le altre doti dobbiamo allenarci per tirarla fuori. All’inizio ci vuole tempo. E anche tanta pazienza. E’ facile fare propositi di indulgenza, poi al minimo disappunto scattano le accuse passate, presenti e future. Bisognerebbe sempre ricordare che chi punta un dito contro gli altri, ne punta almeno tre contro se stesso.

 Il messaggio che Gesù ha portato all’umanità è un messaggio di perdono. Le sue parole sulla croce sono state: «Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno». In questa semplice frase è contenuto il segreto per imparare a perdonare. Soprattutto quando si tratta di ragazzi, l’ignoranza e l’ingenuità sono la causa di quasi tutti gli errori. L’ira e la punizione rompono i ponti, il perdono è una mano tesa per aiutare e correggere.

Chiediamo al nostro Beato di aiutarci durante quest’anno a tenere il cuore aperto alla voce dello Spirito, a farci portatori di pace, perdono e positività nelle nostre comunità, nelle famiglie e nei luoghi in cui viviamo.