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Project Description

La pro-vocazione della fraternità (3)

SECONDO PASSO

  1. Progressione personale

     Se fosse nato un secolo dopo, Luigi Monti sarebbe divenuto scout. In particolare per quello strumento educativo che si chiama “progressione personale”: essa consiste nel graduale miglioramento che ogni scout consegue all’interno del proprio cammino, della famiglia e della società, raggiungendo, attraverso attività e prove di crescente difficoltà ed impegno, una serie di traguardi, dimostrando così una sempre maggiore maturità. È “personale” in quanto ogni singolo individuo è protagonista attivo di questi suoi miglioramenti. Con la progressione vengono stabiliti degli obiettivi, mano a mano sempre più impegnativi, cui i giovani devono costantemente tendere. Essi, in questo cammino, sono affiancati dai capi e tenuti a confrontarsi periodicamente con loro per fare il punto della situazione.
Anche nella Compagnia dei frati promossa da Luigi è più o meno così. Il grande ideale di vivere in fraternità trova ogni giorno un’occasione per essere pronti a praticarla. Crescere è allenarsi al sacrificio,

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(Salendo alla Montina 2011)

prendere sul serio le cose, aprirsi ad una vita di relazione impegnata. La figura di un capo è come l’ideale a cui guardare. Luigi raduna i compagni in casa sua per pregare, meditare, cantare, organizzare, condividere. Seguono azioni precise: pellegrinare ai santuari, godersi un pomeriggio al parco (sulla Montina), andare nei campi a sostituire i contadini ammalati, leggere insieme qualche bella pagina di un libro.  E poi la grande avventura con il proprio mondo interiore, ossia seguire i consigli evangelici di povertà castità ed obbedienza.
I compagni ci provano: chi per un mese, chi per tre, in un crescendo di sfida con se stessi che apre il cuore ad essere-per-gli-altri, come definiva la trascendenza cristiana un martire del nostro tempo di nome Dietrich Bonhoeffer, impiccato nel campo di nazista di Flossenbürg. Dio, in un gruppo così, si fa sentire, e impegna a vivere costruendo storia, che è la  lotta che l’amore compie per avere il sopravvento.

     Dopo il carcere ingiusto a Desio i compagni prendono strade diverse, animati da una medesima fede militante. A Bovisio Masciago per decenni la gente ha tramandato l’eco di questa vicenda straordinaria di metà Ottocento. Anche Luigi, da anziano, qualche volta ci tornava per risalire alla propria sorgente. Un giorno, davanti al fonte battesimale della sua parrocchia, disse: ecco il luogo dove sono stato battezzato! Era come chiudere il cerchio della vita. Infatti, un mese dopo – il 1° ottobre 1900 – moriva in pace.

  1. Fratello è bello

     Quando Luigi si trasferisce nella comunità di Brescia ha 27 anni. Continua ad affidarsi ad un “padre spirituale” per essere aiutato nelle scelte. Com’egli stesso aveva fatto con i suoi ragazzi quasi coetaneo, ma con l’autorevolezza di un leader.
Quei cinque anni trascorsi tra Brescia e Bussolengo sembrerebbero sprecati. Luigi, infatti,  passerà  ad altri percorsi; per impulso personale e per “chiamata” del suo prete don Dossi. Questa fase è una tappa determinante del suo itinerario di vita. Vive ancora tra i ragazzi,  come a Bovisio. Resta subito affascinato dallo stile pedagogico del canonico Pavoni che lui però non aveva conosciuto, poiché già nel 1849 era morto mentre metteva in salvo i suoi figliuoli poveri durante le bellicose “dieci giornate” di Brescia. Lasciando una giovane comunità di consacrati a camminare da sola. Quel periodo fu sufficiente perché l’eredità educativa di Pavoni si fissasse indelebilmente anche in Luigi, riguardo al tratto umano da usare nell’accoglienza dei ragazzi e in rapporto al mondo del lavoro, del quale essi imparavano a diventare “amici”.  In quegli anni avverte passione di carità  anche per il mondo della salute, sia per aver fatto  l’esperienza drammatica nel lazzaretto dei malati di colera  a Brescia sia per essere stato incaricato ad esercitare da infermiere nella comunità pavoniana, con il permesso di apprendere nozioni di farmacia e prestazioni sanitarie.

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(I ragazzi di Polistena in visita alla Casa Generale a Roma)

Si delinea in questi anni, per Luigi, la vocazione di “religioso-fratello”. Si tratta di un-modo- d’essere-nella-chiesa, riflesso di  quel sacerdozio comune di tutti i battezzati che rende ogni cristiano protagonista del culto a Dio, insieme agli altri, fino al dono di sé per amore, risposta concreta all’urgenza della carità che non ammette riserve e ritardi. La preistoria della Compagnia dei frati di Bovisio si fa storia nella decisione di  Luigi Monti: sarà per sempre un fratello.
In un secolo a tratti spiccatamente clericale, come l’Ottocento, sboccia una vocazione che si può definire provocatoria, se perfino in un documento vaticano del 2015 si legge che “non sempre la vocazione religiosa del fratello è pienamente capita e stimata all’interno della Chiesa”.  Luigi Monti non si farà mai allettare dalle ricorrenti proposte di diventare prete offertegli da autorevoli ecclesiastici. Di conseguenza il suo cammino nella Chiesa incontrerà ostacoli e incomprensioni. Non è contro la figura del prete che il giovane Luigi si pone. Anzi, pochi, nella storia della Chiesa, hanno come lui rispettato amato promosso e cercato i sacerdoti. A ragione il cardinale Carlo Maria Martini, citando la Scrittura, disse che il Monti “camminava saldo come se vedesse l’invisibile  (Ebr 11,37)” nel “faticoso avanzare di un’idea nuova e originale”.

9. Santità democratica e comunitaria

     Igino Giordani, scrittore esperto e fecondo sui temi della vita cristiana e dell’impegno sociale e politico, nella sua biografia di Luigi Monti ha colto il senso di quell’avventura umana così intrecciata di dimensioni molteplici (Un apostolo della carità, Milano 1963; 2a edizione, Saronno, 1993). A proposito della Compagnia dei Frati ebbe a scrivere che con essa “sorgeva una santità democratica e comunitaria, davvero precorritrice di quei movimenti che dovevano culminare nella consecratio mundi, affidata da Pio XII ai laici; precorritrice di quella ricostituzione della coscienza di sacerdozio regale, attuata col Concilio da Giovanni XXIII”. Si osservi che Giordani scrisse queste cose quando il Vaticano II non era ancora iniziato, esercitando così un autentico servizio di profezia! In effetti, chi si avvicina alla vicenda dei giovani di Bovisio scoprirà uno dei più interessanti episodi di protagonismo giovanile ecclesiale dell’Ottocento.
L’intuizione di Giordani merita una sottolineatura, perché il riconoscimento pontificio della possibilità di vivere i consigli evangelici di castità povertà e obbedienza nel mondo (tanto per intenderci: fuori dal convento) è del 1947, ben prima che la riflessione teologica delineasse lo specifico orizzonte di questa consacrazione. Con cent’anni di anticipo i giovani guidati da Luigi si muovevano già in questa direzione, trovando nel vivere in fraternità la modalità più espressiva della  loro sequela di Gesù.

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(Religiosi montiani oggi: una fraternità che si nutre di pluralità)

Luigi è un giovane del popolo, le sue idee nascono dal basso e crescono contagiando gli altri. La sua casa(col laboratorio di artigiano) diviene il luogo degli incontri. Non hanno luoghi dedicati e pubblici in cui incontrarsi.  Il livello di partecipazione dei compagni è rilevante. Nata in un contesto decisamente cattolico, questa esperienza si caratterizza come democratica. E comunitaria, dice Giordani. Al punto da suscitare tensione e sospetto nei preti e nella polizia, sebbene quei giovani non covassero alcuna intenzione rivoluzionaria. Diviene evidente un’espressione ecclesiale che segnerà la vita dei cristiani nei decenni seguenti, trovando il massimo riconoscimento nel Concilio Vaticano II.
La fraternità diverrà la cartina di tornasole di una vita di fede responsabile, aperta alla relazione, orientata alla condivisione.
     Dobbiamo ad un giovane studioso di storia, poi divenuto prete, l’approfondimento di molti dettagli storiografici relativi alla vicenda della Compagnia dei Frati di Bovisio (Fabio Saccon, Come un seme nella terra…, Quaderni del Carisma Documenti n° 6, CFIC, Roma, 2001). Per comprendere il successivo percorso carismatico di Luigi Monti bisogna dunque passare attraverso questa esperienza giovanile che è sorgiva e fondante insieme, punto di ripartenza per illuminare di futuro ciò che nel tempo è divenuto una forma consolidata, ma non esaustiva: la Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione. ●

 Fratel Ruggero Valentini, cfic.

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