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P. MONTI CI SCRIVE 5
Roma 15 marzo 1896

 Dilettissimi Fratelli in Cristo.

Le due imminenti solennità di S. Giuseppe e dell’Annunciazione ci siano a tutti apportatrici di celesti consolazioni. Non serve che noi vi inculchiamo di pregare in quei giorni santi, perché voi, compresi già dalla tristezza dei tempi che corrono e delle gravi necessità in cui versa l’Istituto nostro e tutta la Chiesa, lo farete con grande fervore. Facciamo violenza con le nostre preghiere al Cuore di Gesù e di Maria, se vogliamo scongiurare o almeno diminuire il grave castigo che Dio sdegnato farà piombare sugli uomini.

Il 25 marzo poi, oltre a ricordarci il più grande mistero di nostra Santa Religione, cioè l’Incarnazione del Verbo, ricorda anche una data gloriosa per il nostro Istituto. In questo, sì, in questo giorno indossammo la vera divisa dell’Immacolata, l’abito che in quella forma che ci mostra a tutti figli di questa potente e buona Madre. Solennizziamo questo giorno più che colle pompe esteriori, con preghiere all’Immacolata in ringraziamento delle vittorie concedute al suo Istituto e delle altre che speriamo vorrà concederci. Il nome glorioso che porta il nostro Istituto e di cui va adorno ce ne da ferma fiducia.

Vostro in Cristo
Luigi Maria Monti
Sup. gen.


Possiamo pensare che in questo mese il Beato scriva a ciascuno di noi, per prepararci a queste due importanti solennità, che interrompono per due giornate la “mestizia” del tempo quaresimale e le riempiono di luce sfolgorante.

La festa di San Giuseppe, Patrono della Congregazione ci unisce nella sconfinata devozione che P. Monti ebbe in questo Santo: in lui vedeva il Padre, il protettore ed il modello di ogni Figlio dell’Immacolata. Nei suoi numerosi scritti esorta a ricorrere continuamente con tridui e novene all’intercessione del santo patriarca. La sua presenza era per il fondatore la certezza della Provvidenza di Dio che non abbandona. Soprattutto San Giuseppe rappresenta il Santo che insegna a ciascuno di noi la vera essenza dell’amore: il donarsi nel silenzio, nel lavoro e nell’obbedienza.

Soprattutto noi religiosi impegnati nel campo educativo possiamo vedere in lui il modello perfetto di educatore: anche a lui infatti fu affidata la cura di un bambino di cui in realtà non era padre naturale. In questo senso San Giuseppe ci insegna che la vera paternità è fatta di amore, di attenzione, di cura amorevole per coloro che ci sono affidati, in particolare per i ragazzi più bisognosi di aiuto e di supporto. “Si custodiranno come la pupilla del proprio occhio”, così amava ripetere Luigi Monti ai suoi religiosi educatori, e sicuramente in questa cura vigile ed attenta, si sarà ispirato alla figura del falegname di Nazareth, colui che ha custodito ed educato il Figlio di Dio.

La solennità di San Giuseppe ci apre a quella dell’Annunciazione ed è naturale che sia così: il “sì “che San Giuseppe ha ripetuto in ogni istante della sua vita è conseguenza del “sì” di Maria all’Incarnazione del Verbo. Entrambi hanno fatto loro il grande “sì” di Gesù, che entrando nel mondo dice al Padre “non hai gradito né offerta né sacrificio”, “un corpo mi hai preparato”. Non a caso Padre Monti scelse questo giorno per far indossare ai suoi figli l’abito della sua famiglia religiosa: tutti i suoi religiosi dovevano rivestirsi di questo “sì” di Maria, attraverso la professione dei voti religiosi e la cura dei malati e degli orfani. Maria ci è proposta come esempio di attesa di Cristo, per accoglierlo nella nostra vita, nella nostra carne.

E’ importante cogliere l’atteggiamento della Vergine nei confronti di Colui che viene per prendere casa tra noi, che si fa Carne per salvare la nostra carne, perché anche noi “concepiamo” il Verbo di Dio concretamente. Con il suo “fiat”, Maria concepì Gesù sotto il suo cuore, col nostro fiat noi Lo concepiamo nel nostro cuore. Il “sì”, il “fiat” della Madonna non fu pronunciato da un cuore ottuso, addormentato, ma teso e vigile. Anche se pronunciato da un’umile, giovanissima donna, questo “sì” sponsale fu espressione di un cuore semplice e profondo. Maria è madre di Dio non solo perché ha dato la vita fisica a Gesù, ma perché prima di concepirLo nel suo ventre, L’ha ascoltato con l’orecchio e concepito nel cuore. Lei è madre perché ascolta e accoglie il Figlio e lo lascia vivere com’è, non solo perché Lo porta in grembo e lo mette alla luce.
Il “sì” di Maria fu l’espressione della libertà di questa Vergine pura, feconda e cosciente di appartenere ad una storia, a una storia grande, che portava nel mondo Dio. Insieme a Padre Monti anche noi vogliamo rinnovare la nostra appartenenza al Signore per le mani dell’Immacolata Madre.
A Lei ed al suo Sposo Giuseppe vogliamo affidare la nostra vita e la nostra Congregazione, perché anche loro custodiscano ciascuno di noi come la pupilla dell’occhio, insegnandoci a prenderci cura, a nostra volta, di tutti quelli che il Signore mette sul nostro cammino.