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PADRE MONTI CI SCRIVE 9

In tutte le necessità non vi è altro mezzo che ricorrere a Dio ed a Maria SS. con ferventi preghiere per aver grazie ed aiuti. Quindi raccomando caldamente ai Priori di esortare i Fratelli a pregare con fervore per le desiderate grazie a pro dell’Istituto.

Parimenti raccomando il buono spirito e l’osservanza delle nostre Sante Regole.

Spero che ognuno avrà premura della propria salvezza e santificazione e col buon esempio procurerà di guadagnare anime a Dio: che se disgraziatamente qualcuno non corrispondesse alla propria vocazione e fosse ad altri di male esempio, pensi che ciò sarà a sua mala rovina; poiché la nostra cara Madre Immacolata non permette che costoro rimangano più a lungo nel suo Istituto (come già dissi in altre conferenze). Se costui è professo perpetuo, verrà confinato in un letto con lunga e penosa malattia; se poi è legato con i voti triennali, o libero, da mano ignota e senza accorgersene verrà espulso dall’Istituto, come ne abbiamo due fatti evidenti  da non molto tempo nel medesimo Istituto.

Colla benedizione di Gesù e dell’Immacolata nostra Madre.

Roma 2 febbraio 1895

Vostro in Cristo
Luigi M. Monti
Superiore Generale


In questa lettera, che può sembrare particolarmente dura e forse per certi versi minacciosa da parte del nostro Beato, viene ricordato a noi tutti il dovere della testimonianza di vita cristiana e della vita consacrata, per cui ciascuno di noi è chiamato a diventare sale e luce per coloro che incontriamo, attraverso le scelte quotidiane ed i rapporti che viviamo nella nostra quotidianità.

Già a Bovisio, nel periodo della “Compagnia dei frati”, Luigi sentiva il bisogno di essere questa luce nel suo paese natale, esortando i suoi compagni a diffondere il bene della vita buona del Vangelo in tutta la parrocchia, rivolgendosi particolarmente ai più lontani e bisognosi.

Così ci chiede Gesù nel Vangelo:

 «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
«Voi siete il sale, voi siete la luce ». Il Vangelo è sale e luce, è come un istinto di vita che penetra nelle cose, si oppone al loro degrado e le fa durare. È come un istinto di bellezza, che si posa sulla superficie delle cose, come fa la luce, le accarezza, non fa rumore, non fa violenza mai, ne fa invece emergere forme, colori, armonie e legami, il più bello che c’è in loro. Così il discepolo-luce è uno che ogni giorno accarezza la vita e ne rivela il bello, uno dai cui occhi emana il rispetto amoroso per ogni vivente.
Voi siete il sale, voi avete il compito di preservare ciò che nel mondo vale e merita di durare, di opporvi ai corruttori, di dare sapore, di far gustare il buono della vita.
Voi siete la luce del mondo. Un’affermazione che ci sorprende, che Dio sia luce lo crediamo; ma credere che anche l’uomo sia luce, che lo sia anch’io e anche tu, con i nostri limiti e le nostre ombre, questo è sorprendente. E lo siamo già adesso, se respiriamo vangelo. La luce è il dono naturale di chi ha respirato Dio.
Quando  seguiamo come P. Monti come unica regola di vita l’amore, allora siamo luce e sale per chi ci incontra. Quando due sulla terra si amano, diventano luce nel buio, lampada ai passi di molti, piacere di vivere e di credere. In ogni casa dove ci si vuol bene, viene sparso il sale che dà sapore buono alla vita.
Chi vive secondo il vangelo è una manciata di luce gettata in faccia al mondo. E non facendo il maestro o il giudice, ma con le opere: risplenda la vostra luce nelle vostre opere buone.

Sono opere di luce i gesti dei poveri, di chi ha un cuore bambino, degli affamati di giustizia, dei mai arresi cercatori di pace, i gesti delle beatitudini, che si oppongono a ciò che corrompe il cammino del mondo: violenza e denaro.

La luce non illumina se stessa, il sale non serve a se stesso. Così ogni credente deve ripetere la prima lezione delle cose: a partire da me, ma non per me. Una religione che serva solo a salvarsi l’anima non è quella del Vangelo.

Ma se il sale perde sapore, se la luce è messa sotto a un tavolo, a che cosa servono? A nulla. Così noi, se perdiamo il vangelo, se smussiamo la Parola e la riduciamo a uno zuccherino, se abbiamo occhi senza luce e parole senza bruciore di sale, allora corriamo il rischio mortale dell’insignificanza, di non significare più nulla per nessuno.
L’umiltà della luce e del sale: perdersi dentro le cose. Come suggerisce il profeta Isaia: «Illumina altri e ti illuminerai, guarisci altri e guarirai» (Isaia 58,8). Non restare curvo sulle tue storie e sulle tue sconfitte, ma occupati della terra, della città. Chi guarda solo a se stesso non si illumina mai.

Il nostro Beato ci doni la sua ansia apostolica di trasmettere agli altri il Vangelo della carità con la vita: il periodo estivo in cui ci troviamo, caratterizzato da periodi di riposo e di nuovi incontri, è occasione propizia per vivere in modo rinnovato questo impegno di testimonianza.