Dal 10 gennaio al 17 febbraio 2019, ho trascorso una piccola ma bella esperienza all’ospedale Saint’Antonio Abate come cappellano.
Infatti, c’era da sostituire il cappellano di questo ospedale, padre Matteo, assente per la sua vacanza annuale. Ho accolto la proposta dopo il dialogo con il mio superiore provinciale Padre Giuseppe Pusceddu.

Dopo un viaggio di quasi 4 ore, sono arrivato a Cantù. Sono rimasto colpito per la prima volta dall’accoglienza che i miei confratelli, Aldo Genova e Rolando Sebastiani, hanno riservato per me. Questa accoglienza mi ha aiutato a sentirmi a casa mia ed a lavorare.
Dopo cinque giorni di osservazione con padre François Kangalo, è stato mercoledì 16 gennaio che ho iniziato questo apostolato in ospedale. È stato un servizio giornaliero dal Lunedì alla domenica. Ogni mattina, mi alzavo alle 5,30 per aprire la cappella. Alle 6,30 il Fratel Rolando veniva a prendermi dall’ospedale per celebrare la messa in comunità. Dopo la messa e la prima colazione, tornavo in ospedale per iniziare la visita dei malati. Iniziavo alle 8,30 e finivo alle 11,00, permettendomi di tornare in comunità per pranzo. Durante la visita pregavo con gli ammalati, davo la comunione a coloro che potevano riceverla. Dopo il pranzo, tornavo in ospedale per riposarmi e preparare la messa del pomeriggio.  

Alle 15,30 andavo alla cappella dell’ospedale per ascoltare le confessioni e per celebrare la messa alle 16,30 tutti i giorni. Il sabato e la domenica la messa era alle 17. La domenica, celebravo tre messe: la prima alle 8,30 in comunità, la seconda alla casa di cura e la terza nella cappella dell’ospedale alle 17. Intanto, prima della prima messa, distribuivo la comunione agli anziani che non potevano venire a messa, dopo la seconda messa, tornavo in ospedale per la distribuzione della comunione agli ammalati. Lunedì, dopo la messa, avevamo un’ora di adorazione al Santissimo Sacramento.  C’era un momento di intimità e il dialogo personale con il Signore. Molte persone venivano a pregare per i loro familiari. È stato un momento molto apprezzato da tante persone.
Durante questa esperienza, ho avuto il piacere di ricevere il sostegno e l’assistenza di alcuni dei fedeli che sono venuti a pregare con noi in ospedale. Al punto che siamo diventati come una famiglia.
In breve, è stato un apostolato centrato su Dio, colui che è il dottore del corpo e dell’anima. Un apostolato di vicinanza ai nostri concittadini malati. Portare loro il nostro affetto dà loro l’opportunità di lottare per guarire e sentirsi amati. Inoltre, ci rivela la fragilità della vita umana.

 

Fr. Kennedy-Marcel Kandala