Dall’epoca patristica, i Padri che parlavano della Vergine Maria già la paragonavano con la chiesa. Studiando il loro rapporto e le loro implicazioni reciproche, vedevano un’analogia delle funzioni o di disposizioni interiori tra le due. Nel corso dei secoli, questo rapporto si è messo tra i punti centrali della teologia mariana. Due tendenze dividono a questo riguardo la teologia moderna. Per alcuni, la chiesa è l’opera comune di Cristo e di Maria a causa della loro intima unione. Maria è dunque superiore alla chiesa. Mentre per gli altri, Maria è essenzialmente nella chiesa, ed a causa della loro unione intima col Cristo-capo, appare come la più alta espressione e la più pura personificazione. Per portare soluzione a questo dibattito, il concilio Vaticano II ha presentato Maria come il coronamento del mistero della chiesa e non come un mistero isolato. Ma che cosa è il mistero della Chiesa? Quale è in realtà questa Chiesa alla quale si paragona Maria? Allo stesso tempo, dove conduce questa relazione Maria-Chiesa?

Il mistero della Chiesa

Secondo M. – J. Nicolas, il mistero della Chiesa è innanzitutto il mistero umano tanto più che la chiesa è prima di tutto una comunità umana raccolta in Gesù Cristo.
Ciò che questo autore ci aiuta a comprendere in questa asserzione è che nell’intenzione di Dio, gli uomini devono essere riuniti in una sola comunità, vivere insieme con Dio e di Dio, e sono chiamati a camminare insieme verso di Lui ed ad essere la sua immagine. Si tratta di una comunità di destino e di grazia, di una comunità di Dio che non può realizzarsi che nella comunione delle persone.

Si comprende dunque che il genere umano è chiamato a diventare un solo popolo, una sola comunità di vita, una sola Chiesa. Nel senso della teologia della ricapitolazione di Sant’Ireneo di Lione, questa unità di popolo non può realizzarsi che in e per Cristo. Diremo che facendosi uomo, Dio riunisce tutto il genere umano in unità, diventa il rappresentante dell’umanità ed il capo di questa comunità, vale a dire della Chiesa. 

A proposito di quanto precede, questo autore pensa che il mistero della chiesa non è statico. Si sviluppa nella storia, e vi si possono distinguere quattro fasi. La prima ci rinvia alla comunità umana del popolo di Israele che si può già chiamare Chiesa. L’autore mostra che “prima di Gesù Cristo, c’è già una comunità umana, almeno potenziale. E si forma già in seno a questa comunità umana un popolo di Dio, il popolo di Israele che è un principio della chiesa poiché porta Gesù Cristo in figura e in speranza”.  La seconda fase ci conduce verso l’incarnazione, dove il Verbo fatto carne diventa la sorgente della grazia per tutti gli uomini. Si comprende che è dal momento dell’incarnazione che si può parlare veramente della chiesa, poiché “in questo tempo dell’Incarnazione, il Cristo è lui stesso visibilmente, che parla e agisce”. Ma non si può dimenticare che egli è già là, pieno di grazia e di verità, a nome del suo sacrificio ancora da venire, che dà la verità e la grazia. La terza fase ci rinvia alla risurrezione, dove l’autore ci mostra che grazie alla risurrezione, il Cristo entra in contatto con gli uomini tramite il ministero degli apostoli e dei loro successori, del sacerdozio ministeriale. Si constata un fatto nuovo che entra in gioco; la Chiesa non è più solamente la comunità umana raccolta e graziata in Gesù Cristo, ma essa è “anche gerarchica, sacramentale, visibile e si sviluppa nella storia, nel tempo, nello spazio. È al tempo stesso distinta da Gesù Cristo e tutta dipendente da Lui”. La quarta fase del mistero della Chiesa mette in rilievo lo stato definitivo verso cui deve tendere la chiesa. Vale a dire che la Chiesa non si ferma alla sua dimensione sociale e storica, ma deve tendere verso lo stato definitivo, verso la parusia perché “l’aspetto sacramentale e gerarchico saranno passati col tempo, con le condizioni terrestri. Resterà la comunità di grazia, non senza un’estrinsecazione, ma nuova, non senza una gerarchia ma che sarà più di quella della vera grandezza, cioè della carità e dell’unione di Dio”.

Perciò, si può dedurre che la Chiesa prima ha cominciato ad esistere come comunione di grazia prima di esistere, a partire dalla Pentecoste, come istituzione sacramentale. Si ammette da allora che “non è solamente la comunione di tutti quelli che vivono della vita del Cristo; è anche la comunità visibile sacramentale e gerarchica per la mediazione della quale si crea, si alimenta e si realizza la comunione di grazia” (Nicolas). A questo titolo, essa rimane il luogo dove il Cristo continua la sua opera redentrice tra noi attraverso la parola e i sacramenti. Schillebeeckx lo esplicita chiaramente in questi termini: “è nella Chiesa e per la Chiesa che l’opera redentrice ci è resa possibile in parola e in sacramento, così che vi possiamo essere messi a confronto personalmente”. Si comprende che la Chiesa esiste solamente per Cristo. Questa dipendenza fa di lei “una società di fedeli che, sotto la guida del Santo Spirito, si abbandona con tutta fiducia all’atto redentore del Cristo vivente e si riunisce intorno a lui”. Segue che la comprensione del posto della Vergine Maria nella Chiesa prende in considerazione tutto il corso dello sviluppo del mistero della Chiesa, ed è in ciascuna delle tappe del suo sviluppo che noi dobbiamo considerarla.