Mi trovo sull’aereo che ci sta riportando a Roma, avendo nella testa e nel cuore la gioia di aver fatto una bella esperienza in Corea del sud con i nostri Fratelli per la Conferenza dei Superiori maggiori di cui ho già scritto.

Ho finito le noccioline, le hostess sono già passate per il pranzo e ho passato le prime ore a sfinirmi di film, concerti e documentari; il sonno però non arriva.

Mi dedico quindi alla tastiera per lasciare alcune impressioni degli incontri fatti e di cosa mi porto dietro da questa esperienza. Ci sono alcune perturbazioni, il comandante ci chiede di allacciare le cinture, io però continuo a scrivere, tanto andrà tutto bene…no?

L’incontro che ho voluto portare con me di questi giorni è quello con P. Elio Lancini.

Mi ero ripromesso di registrare una intervista per Radio Mater per far conoscere un altro Confratello italiano agli ascoltatori. I giorni sono passati e non siamo riusciti a dedicare il tempo necessario ad una registrazione più lunga e pensata ma gli incontri davanti a diversi caffè e a un buon bicchiere sono stati tanti e le cose da dire di Elio mi basteranno per questo spazio.

Ritorno a qualche ora indietro prima del decollo. Eravamo ancora in casa, arrivato il momento dei saluti, invece di infilarmi in pulmino blocco sfacciatamente Elio e gli chiedo: Mi dai cinque minuti?

Proprio mentre i motori rombano per partire alla volta dell’aeroporto mi viene in mente di fare un’intervista a Elio… Ora o mai più. Lui mi scruta interrogativo con quegli occhi piccoli e furbetti come se mi dicesse: “ma proprio adesso”?  Però la cosa è cosi stravagante che ho la netta impressione che lo diverta. Rientriamo in casa e cominciamo.

Padre Elio Lancini, 63 anni, comasco di Portichetto si trova a Suwon, una città di un milione di abitanti a servizio della Delegazione dell’Asia orientale da qualche mese, collabora strettamente con Padre Giovanni Bosco per tutto ciò che riguarda il coordinamento dei Fratelli e delle Opere di Corea e Filippine.

Rimaniamo in piedi in refettorio, accendo il registratore e gli chiedo subito una sua presentazione. Entrato in Congregazione nel 1972, quindi 45 anni di vita religiosa.

A 40 anni, dopo un’esperienza di insegnamento a Saronno viene trasferito in Filippine per 23 anni, dove ha ricoperto più ruoli fino ad essere il superiore Delegato. Ora in Corea per favorire una connessione fra i due paesi orientali.

Una sera ci siamo attardati nella sala da pranzo a scambiarci i nostri gusti musicali ed ho scoperto in lui non solo un’artista che ha dipinto molti quadri e affreschi conservati principalmente nelle case lombarde, ma anche un attento ascoltatore del cantautorato italiano. Accede dal suo telefono alle canzoni a lui più care e mi fa ascoltare diversi “assaggi”; spazia da De André e la sua versione musicata dei Vangeli apocrifi, passando per Vecchioni e Venditti fino ad una indimenticabile “Imagine” di Lennon. Ci scambiamo le nostre conoscenze musicali, sciorinando titoli ed autori, mi fa ascoltare l’inizio di alcune canzoni forse per capire quanto ne so o semplicemente per condividerle….incredibilmente le azzecco tutte tranne una, ma penso di aver passato l’esame…

Ci chiamano dalla strada, bisogna andare. Io imperterrito gli chiedo del suo rapporto con l’Oriente e particolarmente con i Fratelli che appartengono ad un’altra cultura rispetto alla nostra.

Fin dall’infanzia Elio si dichiara affascinato e attratto dall’Oriente e dalla sua arte. Era già predisposto verso questo mondo, unito alla volontà di condividere le “differenze” per instaurare e mantenere il dialogo aprendo.

Nonostante i molti anni in missione Elio sorride divertito quando in questi giorni fratel Pietro gli ricorda gli anni passati insieme a Roma nella formazione liceale e nel periodo comune nel quale erano impegnati nell’insegnamento a Erba e Saronno. Reagisce divertito a qualche frase detta in dialetto brianzolo, intravedo un pizzico di nostalgia nel ricordare la famiglia, i tanti volti,  ma anche qualche buon piatto brianzolo, un formaggio ed un buon vino lombardo.

I fratelli coreani ritengono Elio il loro fratello maggiore e saggio, la sua barba ormai bianca accentua una certa ieraticità che per la sensibilità orientale basterebbe per guadagnare il dovuto rispetto, ma Elio ha insegnato ai Fratelli anche il gusto per l’ironia, la leggerezza e l’umorismo che producono i suoi mimi, linguaggio unico e divertente per lo stare insieme.

Il clacson suona, continuano a chiamarmi per partire, eppure ho registrato solo 3 minuti….mi accorgo poi che anche lui e divertito dalla cosa e proseguo.

Gli chiedo un parere sulla Conferenza dei Superiori Maggiori.

Mi risponde dipingendo con le sue parole un piccolo acquarello ispirato dal clima di pace e fraternità corroborata dalla disponibilità all’incontro dei Fratelli intervenuti.

Poi prosegue affermando che la terra di Corea ha favorito l’incontro di più culture e differenti posizioni per giungere a obiettivi comuni con un linguaggio comune che è dato “dall’alfabeto della carità” che ci ha insegnato Luigi Monti. Il concorrere tutti insieme per l’obiettivo comune è il medesimo stile che anch’io ho potuto riscontrare in tutti i Confratelli incontrati nelle tre Case della Congregazione in Corea.

Basta….non sono potuto andare oltre, sono venuti a prenderci con la forza, ho dovuto salutare Elio con la promessa di venire in radio non appena tornerà in Italia, nei prossimi mesi.

Le luci dell’aereo si riaccendono, le hostess riprendono a girare porgendo con la dovuta grazia orientale la colazione, risento i profumi particolari che mi ricordano la Corea, circolano le bacchette che non sono riuscito fino all’ultimo ad usare, forchetta e cucchiaino mi bastano. Ancora due ore e vedremo Roma.

Fr. Aldo