Sala stampa della Santa Sede
Alle ore 11.00 di sabato 21 ottobre, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza la Comunità del Pontificio Collegio Pio Brasiliano di Roma, in occasione del trecentesimo anniversario del ritrovamento della venerata Immagine di Nostra Signora Aparecida.

Discorso del Santo Padre

Eminenze, Eccellenze, cari fratelli e sorelle,

vi accolgo oggi, in occasione dei trecento anni del ritrovamento della venerata Immagine di Nostra Signora Aparecida. Ringrazio il Cardinale Sérgio da Rocha per le parole che mi ha rivolto a nome di tutta la comunità sacerdotale del Pontificio Collegio Pio Brasiliano, come pure delle religiose e dei dipendenti che collaborano per rendere questa casa “un piccolo pezzo di Brasile a Roma”.Com’è importante sentirsi in un ambiente accogliente, ogni volta che ci troviamo lontani dalla nostra terra e presi dalla nostalgia, da saudades! Un ambiente così aiuta anche a superare le difficoltà nell’adattarsi a una situazione in cui l’attività pastorale non è più il centro della giornata. Voi non siete più parroci o vicari parrocchiali, ma preti studenti. E questa nuova condizione può portare il pericolo di generare uno squilibrio fra i quattro pilastri che sostengono la vita di un presbitero: la dimensione spirituale, la dimensione accademica, la dimensione umana e la dimensione pastorale.

Naturalmente, in questo particolare periodo della vostra vita, la dimensione accademica prende il sopravvento. Ciò comunque non può significare una noncuranza delle altre dimensioni. È necessario prendersi cura della vita spirituale: la Messa di ogni giorno, la preghiera quotidiana, la lectio divina, l’incontro personale con il Signore, la recita del rosario. Anche la dimensione pastorale deve essere curata: secondo le possibilità, è salutare e consigliabile svolgere qualche attività apostolica. E riguardo alla dimensione umana, occorre soprattutto evitare che, davanti a un certo vuoto generato dalla solitudine – perché adesso si gode meno della consolazione del popolo di Dio di quando si era in diocesi –, si perda la prospettiva ecclesiale e missionaria degli studi.
La trascuratezza in queste dimensioni apre le porte ad alcune “malattie” che possono assalire il sacerdote studente, come per esempio l’“accademismo” e la tentazione di fare degli studi semplicemente un mezzo di affermazione personale. In entrambi i casi si finisce per soffocare la fede che invece abbiamo la missione di custodire, come san Paolo chiedeva a Timoteo: «Custodisci ciò che ti è stato affidato; evita le chiacchiere vuote e perverse e le obiezioni della falsa scienza. Taluni, per averla seguita, hanno deviato dalla fede» (1 Tm 6,20-21). Non dimenticate, per favore, che prima di essere maestri e dottori voi siete e dovete rimanere sacerdoti, pastori del popolo di Dio!
Ma come è possibile allora mantenere l’equilibrio tra questi quattro pilastri fondamentali della vita sacerdotale? Direi che il rimedio più efficace contro il rischio dello squilibrio è la fraternità sacerdotale. Questo non era scritto, ma mi viene di dirlo ora, perché Paolo [nel brano appena citato] ha parlato delle chiacchiere: quello che distrugge di più la fraternità sacerdotale sono lo chiacchiere. Il chiacchiericcio è un “atto terroristico”, perché tu con la chiacchiera butti una bomba, distruggi l’altro e te ne vai tranquillo! Per questo, occorre custodire la fraternità sacerdotale. Per favore, niente chiacchiere. Sarebbe bello mettere un cartello all’entrata: “Niente chiacchiere”. Qui [nel Palazzo Apostolico] c’è l’immagine della Madonna del Silenzio, all’ascensore al piano terra; la Madonna che dice: “Niente chiacchiere”. Questo è il messaggio per la Curia. Voi fate una cosa del genere per voi.

Infatti, la nuova Ratio Fundamentalis per la formazione sacerdotale, nell’affrontare il tema della formazione permanente, afferma che «il primo ambito in cui si sviluppa la formazione permanente è la fraternità presbiterale» (n. 82). Questa è dunque in certo modo l’asse portante della formazione permanente. E ciò si basa sul fatto che, mediante l’Ordinazione sacerdotale, partecipiamo all’unico sacerdozio di Cristo e formiamo una vera famiglia. La grazia del sacramento assume ed eleva le nostre relazioni umane, psicologiche e affettive e «si rivela e si concretizza nelle più varie forme di aiuto reciproco, non solo quelle spirituali ma anche quelle materiali» (Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsin. Pastores dabo vobis, 74).

In pratica, ciò significa sapere che il primo oggetto della nostra carità pastorale dev’essere il nostro fratello nel sacerdozio – è il primo prossimo che abbiamo -: «portate i pesi gli uni degli altri – ci esorta l’Apostolo –: così adempirete la legge di Cristo» (Gal 6,2). Pregare insieme, condividere le gioie e le sfide della vita accademica, fare festa, bere una cachacinha … Tutto questo va bene, va bene; aiutare coloro che soffrono di più la nostalgia; uscire insieme per una passeggiata; vivere come una famiglia, da fratelli, senza lasciare nessuno da parte, compresi quelli che sono in crisi o forse hanno avuto degli atteggiamenti censurabili, perché «la fraternità presbiterale non esclude nessuno» (Pastores dabo vobis, 74).

Cari sacerdoti, il popolo di Dio ama vedere e ha bisogno di vedere che i suoi preti si vogliono bene e vivono da fratelli; e ciò è ancora più vero pensando al Brasile e alle sfide sia religiose che sociali che vi attendono al ritorno. Infatti, in questo momento difficile della sua storia nazionale, quando tante persone sembrano aver perso la speranza in un futuro migliore a causa degli enormi problemi sociali e di una scandalosa corruzione, il Brasile ha bisogno che i suoi preti siano un segno di speranza. I brasiliani hanno bisogno di vedere un clero unito, fraterno e solidale, in cui i sacerdoti si trovano ad affrontare insieme gli ostacoli, senza cedere alle tentazioni del protagonismo o del fare carriera. State attenti a questo! Sono sicuro che il Brasile supererà la sua crisi e ho fiducia che voi sarete in questo protagonisti.

A tale scopo, contate sempre su un aiuto particolare: l’aiuto della nostra Madre del Cielo, che voi brasiliani chiamate Nostra Signora Aparecida. Mi vengono in mente le parole di quel canto con cui voi la salutate: «Vergine santa, Vergine bella; Madre amabile, Madre cara; sostienici, soccorrici, o Madonna Aparecida» («Virgem santa, Virgem bela; Mãe amável, mãe querida; Amparai-nos, socorrei-nos; Ó Senhora Aparecida»). Possano queste parole trovare conferma nella vita di ciascuno di voi. Voglia la Vergine Maria, con il suo sostegno e soccorso, aiutarvi a vivere la fraternità presbiterale, facendo sì che il vostro periodo di studi a Roma produca abbondanti frutti, oltre al titolo accademico.

La Regina del Collegio Pio Brasiliano aiuti a rendere questa comunità una scuola di fraternità, rendendo ognuno di voi lievito di unità in seno alla rispettiva diocesi, poiché la diocesanità del sacerdote secolare si nutre direttamente dell’esperienza di fraternità fra i presbiteri. A conferma di questi auguri, imparto di cuore alla direzione, agli studenti, alle religiose e ai dipendenti, a tutti, insieme ai familiari di tutti voi la Benedizione Apostolica, e vi chiedo, per favore, di non dimenticarvi di pregare per me. Grazie!